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Dimora privilegiata del marchese Carlo Alberto Pizzardi, Palazzo Rosso in origine aveva la funzione di residenza padronale ma anche di sede amministrativa di una grande azienda agricola e protoindustriale denominata “Tenuta Pizzardi”. L’edificio venne edificato per volere del Pizzardi tra il 1890 e il 1893, su progetto dell’ingegnere comunale di Bentivoglio Guido Lisi. Le raffinate decorazioni all’esterno del palazzo sono attribuibili all’estro inventivo di Alfonso Rubbiani e di Augusto Sezanne, figure cardine di una gilda di artisti e di artigiani che, ispirandosi all’arte medievale e al Liberty, rinnovò le arti applicate e diede vita alla manifattura artistica Aemilia Ars.

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ESTERNO 

Palazzo Rosso è una dimora incredibile, da osservare con calma e da scoprire a poco a poco. Sui suoi muri esterni, realizzati in mattoni di colore vermiglio, lo sguardo corre e si posa, per soffermarsi su particolari decorativi di pregio e per intuire elementi sempre nuovi, in un gioco di scoperta e di stupore.

Il punto privilegiato per contemplare l’edificio è sull’argine sinistro del canale Navile, immersi nella natura e circondati dalla bellezza. Da lì il palazzo appare al centro di una suggestiva quanto irreale composizione da cartolina, che complice la visione prospettica comprende il fabbricato del mulino e le mura del castello. Davanti all’osservatore una magnolia sempreverde s’innalza maestosa e disvela solo in parte il volume del palazzo, un fabbricato che si eleva su tre piani e si sviluppa in senso longitudinale. Dietro la magnolia è possibile osservare il prospetto sud dell’edificio, nel quale si apre una finestratura adorna di terrecotte e cui si antepone un elegante doppio loggiato che si protende verso il canale.

Avvicinarsi al palazzo consente di prendere coscienza della potenza e della resa plastica degli ornati in cotto che lo movimentano, replicati secondo lo stesso schema su tutti i prospetti. Dall’alto, nel sottogronda del tetto, corre una doppia fila di dentelli che crea interessanti effetti di chiaro-scuro. Poco più in basso, nel fregio, si distinguono circoli modulari formati da foglie di acanto accartocciate, evidenziati alla base da una doppia cornice di minuti dentelli. Scendendo, gli archi delle finestre del secondo piano sono sottolineati da cornici con piccoli fiori stilizzati, le ghiere degli archi delle porte e delle finestre del primo piano sono decorate con foglie parzialmente accartocciate, le finestre e le porte del piano terra recano fregi con motivi di pannocchie di mais. 

A sud, il doppio loggiato si compone di un portico e di un belvedere. Al piano terra il portico è racchiuso da tre volte a crociera, ha tre archi decorati con piccoli fiori stilizzati di terracotta, ed è sostenuto da colonne in laterizio, provviste di basamenti e di capitelli in pietra arenaria, su cui si innalzano serpentelli in ferro battuto. Al primo piano il belvedere ha copertura lignea ed è retto da colonne in laterizio, con capitelli in cotto che presentano foglie accartocciate e un fiore di malva. Questo balcone signorile un tempo era dipinto all’esterno. Si riconoscono ancora, incisi nell’intonaco, i disegni di anatre, di ninfee, di tife e di cartigli con iscrizioni latine, che lette insieme paiono una tenera dichiarazione di amore del proprietario per le valli di Bentivoglio. A ovest si legge AVTVNNO . MOLLIS, a est PALUDIS. I colori invece sono quasi completamente svaniti. Permane quasi ovunque il blu dello sfondo e una tavolozza di bellissimi colori terrosi in un piccolo prezioso brano pittorico posto a est, dove il bianco rende ovattati i petali delle ninfee, il verde militare restituisce un tono paludoso alle foglie delle piante palustri e l’ocra rossa fa risaltare i cosiddetti ‘mattarelli’ dei giunchi.

Oggi il palazzo si raggiunge da ovest, percorrendo a piedi una rampa che cela il ramo navigabile del canale Navile. Negli autobloccanti è tracciata la sagoma di una imbarcazione, che evoca alla mente le festose gite in campagna delle scolaresche bolognesi all’inizio del Novecento. Il prospetto ovest dell’edificio presenta un avancorpo centrale, due porte di accesso e l’aggetto del rivestimento di una canna fumaria appartenente a camini collocati al primo e al secondo piano. Rivestono un particolare interesse le persiane lignee poste alle finestre del primo piano, che qui come nel prospetto est scorrono lateralmente e scompaiono nel muro. 

Ad est si trova l’accesso originale al palazzo, un tempo raggiungibile percorrendo in carrozza la stretta e polverosa via Saliceto. Sulla strada è collocato un portale, che si apre su una passerella sospesa sul canale Navile che conduce all’edificio. Il portale è in cotto e presenta una raffinata decorazione plastica: dall’alto una cornice con dentelli, un fregio con circoli formati da fronde e un arco con foglie accartocciate. Il cancello è in ferro battuto e termina alla sommità con fiorellini a cinque petali. La porta d’accesso al palazzo risalta per i decori che la evidenziano. Il cancello in ferro battuto che la protegge è del tutto simile al cancello del portale. La decorazione in cotto che la circonda è costituita da fiori inseriti all’interno di formelle quadrate, le stesse che ritroveremo all’interno del palazzo, nelle scale e attorno alle porte della sala dello Zodiaco. Sopra le formelle vi è un fregio di foglie che formano circoli e una cornice di dentelli alternati a lettere capitali che ricordano l’anno di edificazione dell’edificio: MDCCCLXXXX. L’iscrizione dipinta in rosso su fondo bianco, collocata sotto la tettoia che protegge chi varca la soglia, indica fra nastri e fiori bianchi le iniziali CPA, riferite al proprietario Carlo Alberto Pizzardi. 

Il prospetto est dell’edificio è lineare, dal muro sporgono solo i rivestimenti delle canne fumarie di tre camini posti al secondo piano e al primo piano. I motivi decorativi in cotto e in ferro replicano quasi fedelmente quelli del prospetto opposto. Variano solo alcuni elementi alla base del palazzo: una cornice di piccole losanghe in cotto divide il primo piano dal piano terra, le grate aggettanti delle finestre sono decorate con elementi floreali anziché con inferriate a griglia diagonale, nel muro a scarpa che scende nel canale si riconoscono le tracce di archi e una porta tamponata, l’antico approdo per le barche.

INTERNO

Atrio al piano terra

L’atrio del palazzo è un piccolo ambiente, voltato a botte, in cui si aprono cinque porte. Una porta immette all’interno, una porta risulta murata, un’altra porta conduce ai vani del sottoscala, due porte conducono al vano che faceva parte della casa del custode, attualmente utilizzato come postazione per il prestito librario effettuato dalla biblioteca collocata al piano terra del palazzo. L’atrio è impreziosito da una lapide ottocentesca, distaccata dal palazzo dell’orologio, che conserva la memoria delle bonifiche operate dal marchese Luigi Pizzardi a Bentivoglio. L’iscrizione recita: A DURABILE ONORANZA DEL MARCHESE COMMENDATORE LUIGI PIZZARDI CHE NEL 1868 OPERO’ GRANDI E UTILI RISTAURI PER LA SALUBRITA’ DI QUESTO PAESE. GLI ABITANTI GRATISSIMI DEL BENEFIZIO QUI LO POSERO.

Vani del sottoscala

Varcando una porta si raggiunge il sottoscala del palazzo, dove si resta avvolti e incantati dalle pitture murali che narrano la vita nella valle di Bentivoglio. Due vani, di piccole dimensioni, sono coperti con volte a vela. Nel vano più ampio è collocato un sedile angolare in muratura, si apre una finestra sul canale – chiusa da una inferriata ornata con motivi vegetali simili a fiammelle – e ha inizio una scala che conduce al piano nobile. Nei due vani l’aspetto cromatico delle pitture assume una notevole rilevanza. Sulle partiture architettoniche i colori giocano sui toni del mattone, dell’argento e del peltro, a contrasto con le volte e le fasce più basse dei muri dove i colori attingono dalla tavolozza dei verdi. Tra questi elementi, all’interno di archi come cornici, esplodono i gialli dei fiori, appena smorzati dalla luce fioca che filtra in questo ambiente. 

Anche i motivi decorativi meritano attenzione, replicati probabilmente con le tecniche dello stencil e del modulo, donano a questi spazi e all’intero palazzo un effetto pienamente Liberty. Nelle membrature architettoniche i laterizi faccia a vista dipinti sono ingentiliti con semplici decori geometrici e piccoli garofani stilizzati. Negli archi rigogliosi ireos gialli formano un intricato tappeto nella palude, dove trovano rifugio e nutrimento bellissimi stormi di germani reali. Sotto una modanatura illusionistica dipinta a monocromo, in corrispondenza delle fasce inferiori dei muri, emergono tenui ninfee galleggianti sull’acqua. Incastonata sulla sinistra di questo vano, la scala ci appare come un gioiello di architettura. La malta cementizia, che imita la terracotta, è plasmata con notevole fantasia. Dall’alto si vede una cornice di dentelli, una fascia con elementi fitomorfi che si avvolgono a spirale, losanghe con elementi floreali, appena rilevati con tocchi di pittura nera e oro e, solo all’esterno della scala, una fila di fiori stilizzati. È bello immaginare ancora al suo posto, sul caposcala, il busto candido del marchese Carlo Alberto Pizzardi, che oggi si trova al primo piano.

Ex uffici della Tenuta Pizzardi

Prima di salire al primo piano, vale la pena visitare le stanze che un tempo furono occupate dagli uffici amministrativi della Tenuta Pizzardi e che oggi accolgono la biblioteca comunale di Bentivoglio. Undici stanze disposte ai lati di un corridoio voltato a botte.  Nella terza stanza a destra sono ancora riconoscibili alcuni elementi che rievocano un antico accesso: una bussola lignea e un arco nel muro interno che cela un varco più grande. In fondo al corridoio si apre una porta che immette sotto al portico esterno, sortendo effetti di grande piacevolezza e di sorpresa. 

Anticamere al primo piano

Rientrando all’interno, e percorrendo le scale, si raggiunge il piano nobile, accompagnati dal volo delle anatre e inebriati dal profumo degli ireos. Rimane precluso l’accesso originale al palazzo, ma una enorme finestra aperta in una anticamera dell’appartamento al primo piano offre comunque una strepitosa vista sul pontile sospeso sul canale. Come nel sottoscala, lo spazio al primo piano è diviso in due ambienti di piccole dimensioni voltati a vela. 

Le decorazioni pittoriche e plastiche replicano i temi sviluppati al piano terreno. Fa eccezione la decorazione del muro che divide i rampanti della scala, in cui si aprono due archi e una lunetta. La lunetta è chiusa da una vetrata a rulli bianchi, piombati su fondo paglierino. Sotto la lunetta la malta cementizia prende la forma di dentelli, di fiori entro formelle quadrate, di corde ritorte, e ancora di fiori stilizzati nelle ghiere degli archi. Qui la pittura si è mirabilmente conservata ed è possibile vedere che lo spazio tra ogni dentello, il fondo di ogni formella quadrata e la superficie di ogni fiore stilizzato in origine erano dipinte di nero. Mentre l’oro è più sfavillante che mai sui fiori posti all’interno dei moduli quadrati. Tra le arcate sbocciano garofani bianchi bellissimi, innalzati su steli di un verde palustre. Il busto di Carlo Alberto Pizzardi è qui, posato su un mobile ligneo. Ci restituisce l’immagine di un uomo di mezz’età, distinto, abbigliato con una camicia dal collo alto, fermata con una larga cravatta, un panciotto e una giacca. Il volto è scavato dalle rughe, le sopracciglia sono folte e aggrottate, la bocca serrata, il mento ha una fossetta e i capelli sono divisi quasi al centro da una riga. Sotto una manica lo scultore Pasquale Rizzoli ha tracciato la sua firma: PR 1931 IX.   

Appartamento del marchese Carlo Alberto Pizzardi  

Varcando un arco sovrastato da una lunetta vetrata con rulli, impreziosito da una decorazione in malta cementizia che ha preso le forme di dentelli, di fiori entro formelle quadrate e di corde ritorte, si entra in quello che è stato l’appartamento del marchese Carlo Alberto Pizzardi. 

L’uso delle stanze è cambiato e gli arredi sono perlopiù scomparsi. Il corridoio è voltato a botte, mentre nelle fasce basse delle pareti sono dipinte modanature e ninfee monocrome galleggianti sull’acqua. Le pitture si estendono fino alle porte e vanno ad incorniciare gli accessi con motivi di ireos monocromi su fondo color mattone. 

Nel corridoio si aprono le porte di cinque sale, più l’accesso alla sala dello Zodiaco. Le sale presentano porte e fregi dipinti con mirabile gusto. Gli elementi naturalistici sono variopinti nei fregi e monocromi intorno alle porte. A sinistra del corridoio una sala è dipinta con ireos blu, un’altra con valve e delfini azzurri, un’altra con rose canine bianche su fondo blu. A destra del corridoio una sala è decorata con fiori e foglie accartocciate variopinte, un’altra con modanature e perle, un’altra con limoni gialli. 

Sala da pranzo

La sala del consiglio comunale è impreziosita da una grande specchiera di inizio Novecento, che una tradizione orale vuole sia stata donata dal re in visita nel 1925. Questa grande sala, voltata a padiglione, probabilmente era la sala da pranzo del Pizzardi.

Contenuti testuali a cura di Marianna Biondi